Storie di salvataggi

Questa è la breve storia di Sugar.

Alcuni abitanti nella zona di Lake Elsinore, da un paio settimane sentivano dei suoni terribili. Finché un giorno peggiorarono al punto che decisero d’investigare. Scoprirono che i suoni provenivano da una casa disabitata da più di un mese., quando entrarono nel giardino trovarono una gabbia con 2 Cacatua, senza cibo né acqua. Non si sa da quanto tempo erano lì, ma sembrava che fosse da molto. Tutti e dui i Cacatua erano quasi completamente spennati, magri e macchiati di sangue. Furono portati dal veterinario, dove uno dei Cacatua morì. Sugar decise che non sarebbe morta e lottò con tutte le poche forze che le erano rimaste. Grazie al sua forza di volontà e alla sua determinazione, dopo 4 mesi dal veterinario stava abbastanza bene da poter andare via. Tuttavia, è difficile trovare una casa a un Cacatua senza penne, pieno di croste e ancora bisognoso di molte cure. Il veterinario era arrivato al punto di decidere che se non si fosse trovato qualcuno che volesse adottare Sugar, l’avrebbe soppressa. Venne portata da una famiglia che aveva già accolto dei randagi. La tennero per due mesi, indossava un collare protettivo e le veniva somministrato il Prozac.

 

Poi conobbi Sugar.

Stavo leggendo gli annunci su un forum di pappagalli e vidi che qualcuno aveva accolto un Cacatua che aveva urgente bisogno di essere adottato. Mi venne detto che era sana e che si era strappata qualche penna dal torace, e che se andavo a vederla mi avrebbero raccontato il resto.

 

Quando mio figlio ed io arrivammo per incontrare Sugar, passammo per il portico dove vedemmo un Cenerino e due Cacatua leggermente spennati, ma non troppo. Proseguendo vidi un altro pappagallo sulla destra, e mi dissero che era Sugar. Non ero preparata per quello che vidi. Aveva un aspetto terribile, quasi senza penne, croste sul torace, sulla sciena, sulle zampe e sulle ali, una grande ferita aperta sul torace, e quando apriva le ali sembrava più un pipistrello che un cacatua. Non ero preparata a questo, non avevo mai visto niente di simile. Mentre ci avvicinammo alla gabbia vidi che era terrorizzata, e a quel punto pensai di andarmene, ma qualcosa nel suo sguardo mi trattenne.

 

La gabbia in cui stava era vecchia, con la vernice scrostata. Non aveva giochi e solo dei semi da mangiare. Quando aprii la porta della gabbia e arretrai, lei uscì e si precipitò in cima alla gabbia. Mi sedetti per terra vicino a lei e cominciai parlarle. Dopo circa 15 minuti si calmò, scese sulla porta e mi fissò. Continuai a parlarle per un’altra ora, chiedendomi come fosse stata la sua vita. All’improvviso scese lungo la gabbia e si allungò verso di me, molto lentamente allungai il mio braccio verso di lei, Lei poggiò prima un piede sul mio braccio, poi l’altro, sempre fissandomi negli occhi. Finalmente era salita sul mio braccio. Ero quasi in lacrime, guardai mio figlio, anche lui aveva gli occhi bagnati. In quel momento seppi che quella povera ochetta spennata sarebbe venuta a casa con noi.

 

Durante il primo mese la portammo 6 volte dal veterinario, venne curata per un’infezione e fu operata per la ferita al torace. Ora è in convalescenza e porterà il collare finché la ferita sarà guarita.

 

Tutto questo, oltre a una nuova gabbia e ai giochi, ci è costato più di $3.000. Non me ne sono mai pentita. Sugar è il pappagallo più dolce e intelligente che abbia mai conosciuto. Si è innamorata di tutta la famiglia, come noi di lei.

 

Dal non guardare neanche i cibi freschi o cotti, è passata a divorarli. Finalmente ha imparato a giocare con i suoi giochi, ed è molto felice nella sua nuova ed ultima casa. Sono continuamente stupito dai suoi progressi fisici ed emotivi. Per ogni nuova penna che cresce piango quasi dalla gioia, e vederla saltellare e danzare eccitata mi riempie di felicità. Incontrarla è stata una benedizione, ma mi rattrista enormemente sapere che ci sono tanti altri pappagalli che stanno peggio e potrebbero non trovare qualcuno che li salvi.

 

Mi scuso per essermi dilungato tanto, potrei continuare, ma non lo farò :)

Jim

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Ziyal, il Salvataggio di un Cacatua delle Molucche

“Che razza di esseri siamo?”

 

Ziyal nacque come ‘Nikki’ da un allevatore che l’amava, Probabilmente venne venduta ad un negozio di animali, poco dopo venne comprata da qualcuno che l’amò molto. Per i primi anni della sua vita, Nikki venne probabilmente viziata e molto amata. Ma sfortunatamente per lei, qualcosa cambiò nella vita dei suoi proprietari, e lei si trovò in una nuova casa….e dopo essersi abituata alla nuova famiglia, Nikki venne sradicata di nuovo e dovette adattarsi ancora da un'altra famiglia. Non ne volle più sapere niente. Era spaventata, sola, e stava imparando a non affezionarsi troppo a nessuno perché la sua vita probabilmente sarebbe cambiata di nuovo. E così fu.

 

Quando Nikki aveva circa 8 anni, dovette adattarsi ad un altro cambiamento, ma questa volta era diverso. Non c’erano mani gentili che la carezzavano, c’era un cacatua delle Molucche maschio più grande di lei che voleva accoppiarsi. A Nikki piaceva quando lui le curava le penne delicatamente, ma era troppo giovane e troppo abituata all’uomo per capire ‘i fatti della vita’. Non apprezzava le richieste del maschio, voleva solo essere lasciata in pace. Il suo compagno divenne sempre più aggressivo, e presto iniziò a malmenarla. Per fortuna l’allevatore li separò prima che il maschio potesse uccidere Nikki (aveva ucciso la sua ultima compagna e anche quella precedente).

 

L’allevatore aveva buone intenzioni, avrebbe comprato un altro maschio e lo avrebbe introdotto gradualmente a Nikki, già immaginava i piccoli che sarebbero nati e i dollari che avrebbe guadagnato.

 

E Nikki era lì. Un tempo era stata adorata, coccolata e trattata come un membro della famiglia. Sette case e otto anni dopo, si trovava in quella situazione. Pensieri come “Perché ogni volta che inizio  a fidarmi di qualcuno, vengo mandata via? Perché quel pappagallo voleva farmi male? Perché sto da sola in questa gabbia, rinchiusa giorno e notte senza niente da fare? Cosa ho che non va? Perché nessuno mi ama?” le riempivano la testa. Aveva paura, si sentiva sola, senza speranze.

 

L’allevatore non riuscì a trovare un Cacatua maschio che andasse bene (lo voleva giovane, ma non voleva spendere troppo) così Nikki fu di nuovo mandata via, in un negozio nella zona di Toronto, Ontario. Passò del tempo e un signore anziano e gentile comprò Nikki. La regalò a sua moglie, sperando che occupandosi di lei il rapporto tra di loro sarebbe migliorato. Avevano dei figli grandi che non vivevano in casa, ed avevano dei problemi coniugali. Ma amavano Nikki, e la trattavano come un bambino. Le diedero amore, una buona alimentazione, e molti giochi. Nikki era finalmente felice. Purtroppo la storia di Ziyal non finisce qui.

 

Passò qualche anno, e la coppia litigava molto. Il signore non era più tanto gentile, e la moglie era sempre fuori casa. Nikki cominciò a sentirsi trascurata. Un giorno la moglie se ne andò e non tornò più. ‘Divorzio’ fu la parola che mise fine alla vita felice di Nikki. Il signore anziano iniziò a bere, ignorando Nikki per giorni. Nikki provò a rallegrarlo con il suo canto, ma questo lo fece arrabbiare ancora di più. Chiedeva di essere carezzata, ma invece dell’amore, ricevette i colpi della mano dell’uomo. “Stai zitto, stupido pappagallo st….zo” gli urlava mentre la colpiva. (Lo so perché nei primi tempi lei ripeteva ancora questa frase se non venivo subito quando voleva essere carezzata.)

 

Nikki, spaventata e confusa. Iniziò a chiamare la moglie. Dopo un paio di giorni, dopo essere stata colpita, dopo averla chiamata ancora, dopo essere stata colpita di nuovo, Nikki venne rinchiusa in un armadio buio. Non c’era più la moglie che la carezzava e le dava del buon cibo. Non c’era più il sole. Il suo mondo era diventato una gabbia in un armadio buio, semi di girasole da mangiare, acqua pulita ogni qualche giorno, e niente altro da fare.

 

Nikki iniziò ad occupare il suo tempo curandosi le penne. Era più interessante se le spezzava, ma le penne rotte le causavano prurito, allora iniziò a strapparsele. “Le penne staccate sono un bel gioco…credo che me ne strapperò altre”, deve aver pensato. Quando non ebbe più penne, la pelle di Nikki divenne secca e irritata. Non bastava grattarsi, così cominciò a beccarsi la pelle sangue “Hmmm…una nuova cosa da fare! Posso farmi sanguinare, ed è bello poter controllare il proprio dolore. Posso farmi male, e se insisto forse l’uomo mi darà retta!”

 

Sentendosi in colpa, l’uomo allungò la mano per prendere Nikki. Voleva scusarsi con lei.

 

Nikki era terrorizzata che la mano la colpisse ancora. Qualcosa nel profondo della sua anima le fece decidere che ne aveva passate abbastanza. Con tutta la forza che riuscì a raccogliere, prese una posizione. Beccò quella mano terribile e urlò più forte che poté. L’uomo, ubriaco e arrabbiato, afferrò un’ala di Nikki. Si udì un suono che Nikki non aveva mai sentito prima. L’uomo le aveva spezzato l’ala. Chiuse la porta della gabbia. “E’ colpa tua, pappagallo str…o” le disse richiudendo l’armadio.

 

Passarono i giorni, e il dolore cominciò a svanire. Nikki aveva deciso che la sua ala era rotta e che non si sarebbe mai più fidata di nessun essere umano. “Gli umani vivono per farti del male. Gli umani ti amano solo finché non hanno trovato qualcosa di meglio. Gli umani ti abbandonano. Gli umani sono gli esseri più cattivi al mondo. Non ci si deve mai fidare degli umani”, deve aver pensato.

 

Di nuovo l’uomo tentò di prendere Nikki per carezzarla. Lei si aggrappò stretta al posatoio e gli urlò. Lui accese un accendino e mise la fiamma sotto ai sui piedi per farla venire. La sua pelle si gonfiò e si ustionò, ma continuò a rimanere aggrappata. Il dolore era terribile. Quando finalmente l’uomo rinunciò e la lasciò nuovamente al buio, lei crollò sul fondo della gabbia.

 

Ancora una volta l’uomo cercò di riparare. Sua figlia stava venendo a trovarlo, e lui voleva che fosse tutto come una volta. Aprì l’armadio e provò di nuovo a far salire Nikki sulla sua mano, ma Nikki era troppo debole per la frattura all’ala e la mancanza di cibo. Giaceva sul fondo della gabbia in mezzo alle sue feci. L’uomo la raccolse delicatamente, e forse le chiese anche scusa.

 

In qualche modo Nikki riuscì a raccogliere le forze, e lanciò un urlo fortissimo, L’uomo ne ebbe abbastanza. Arrabbiato e ubriaco, la buttò dall'altra parte della stanza mandandola a sbattere sul muro. Nikki sentì che il suo sterno si era rotto mentre scivolò nell’oscurità.

 

Quel giorno arrivò la figlia dell’uomo. Trovò il padre ubriaco, addormentato sul divano. C’era del sangue sul muro, c’era sangue sul pavimento. Seguì la scia di sangue fino all’armadio, e quando lo aprì vide Nikki. Dopo pochi minuti era già dal veterinario. I danni al corpo spezzato di Nikki potevano essere riparati, ma poteva non sopravvivere. Il suo spirito probabilmente non sarebbe mai guarito. Sopprimerla forse sarebbe stata l’unica scelta possibile, ma Nikki attirò l’attenzione di un’assistente e si sparse la voce che l'avrebbero operata solo se si fosse trovato qualcuno che l’avrebbe accolta e che l’avrebbe tenuta per sempre. Non era in vendita, serviva solo l’assicurazione che Nikki sarebbe rimasta con me per tutta la vita.

 

Nel Febbraio 1998, partii in macchina da Toronto per andare a casa con un Cacatua delle Molucche molto arrabbiato e maltrattato. Sibilò per tutte le 6 ore di viaggio. Assumeva gli antibiotici e il Haloperidol senza lamentarsi. Gli unici momenti in cui perdeva completamente il controllo fu quando sentiva pronunciare il suo nome. Quando la si chiamava Nikki iniziava a sbattere contro le sbarre della gabbia, così, dopo averci pensato molto decisi di chiamarla Ziyal, o Zee per abbreviare. Feci anche una cosa che non consiglio ad altri, le diedi una libertà totale. La porta della sua gabbia venne rimossa, e da allora non l’ho MAI rinchiusa nella gabbia. La veterinaria tolse i punti della ferita, e con il suo aiuto, gradualmente cessammo la somministrazione di Haloperidol (un farmaco anti-psicotico) e venne abituata ad un’alimentazione bilanciata. Dopo che ebbe riacquistato un poco di peso, le forze, e riuscì a sopportare la luce (i mesi di buio avevano sensibilizzato i suoi occhi) cominciai a curare il suo ‘spirito’. Non amo il termine ‘riabilitare’ perché mi fa pensare ai criminali che hanno compiuto dei crimini orrendi e devono essere riabilitati per venire reinseriti nella società. Zee non è una criminale, è una vittima.

 

Il mio primo passo fu di dimostrarle che non le avrei mai fatto del male. Per riuscirci, ricorro al metodo di regressione allo svezzamento. Iniziai a dargli delle pappe calde con un cucchiaino, presto inizio’ a chiedermele. Mentre mangiava le parlavo dolcemente e la carezzavo. Quando Zee ebbe 3 mesi (considero il 2 Febbraio il suo compleanno, l’inizio della sua nuova vita) mi permise di coccolarla. Cominciò a dormire la notte sul bordo del mio cuscino, ed a chiamarmi se la lasciavo sola. Dovevo portarla sempre con me. Si stava affezionando molto. La sua prima muta fu difficile. Iniziò a strapparsi le nuove penne e a ferirsi, così dovetti metterle un collare protettivo. Cominciò a esplorare i suoi confini, e a scoprire quanto le era permesso fare. Zee stava diventando una compagna meravigliosa. Era dappertutto e aveva iniziato a giocare con i nuovi giochi. I suoi piedi erano migliorati, e iniziò ad arrampicarsi sui rami di melo che le avevo messo in casa. Imparò anche a dire “Hello”.

 

Zee è con me da oltre un anno, ed è una vera gioia. Ha ancora paura degli uomini, delle persone che non conosce, delle nuove cose, del nuovo cibo, ma se sto vicino a lei trova il coraggio per affrontare queste novità e per esplorare le possibilità che le offrono. Ha sviluppato una grande gioia di vivere, e adora giocare. Rincorre il gatto, insiste per essere coccolata, mi ‘aiuta’ nei lavori domestici rincorrendo la scopa, distruggendo gli strofinacci, mangiando i miei cucchiai di legno, ne combina di tutti i colori.

 

Ziyal ha arricchito molto la mia vita ed ha insegnato ai miei figli quale sia il potere dell’amore incondizionato e quello che può fare. Non sarà molto bella per la maggior parte delle persone, ma per me è il pappagallo più bello al mondo, dentro e fuori.

 

Julie

 

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Si ringrazia per la traduzione Cristiana Senni - WPT Italia
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